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		<title>Santi </title>
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		<title>Sant'Antonio</title>
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		<description><![CDATA[<img src="images/antonio1.JPG" width="259" height="400" border="0" alt="" /> <br />  Sant' Antonio di Padova Sacerdote e dottore della Chiesa 13 giugno - Memoria <br />  Lisbona, Portogallo, c. 1195 - Padova, 13 giugno 1231 Di nobile famiglia, dopo <br />  un'intensa vita ascetica presso i Canonici regolari agostiniani di Coimbra, <br />  passò fra i Minori di San Francesco d'Assisi, con il quale si incontrò alla <br />  Porziuncola (1221). Predicatore del Vangelo, esercitò il suo ministero dell'Italia <br />  del nord e nella Francia meridionale. Combatté l'eresie, facendo opera di evangelizzazione. <br />  Della sua predicazione restano significative testimonianze nei suoi scritti <br />  omiletici. Taumaturgo, fu maestro di dottrina spirituale e di teologia e ravvisò <br />  la perfezione nell'accordo tra la vita contemplativa e la vita attiva. E' universalmente <br />  venerato dal popolo cristiano. Le reliquie del Santo si custodiscono nella basilica <br />  omonima, che è meta di continui pellegrinaggi. (Mess. Rom.) <img src="images/antonio2.JPG" width="480" height="336" border="0" alt="" /> Patronato:Affamati, oggetti smarriti, Poveri Etimologia: Antonio <br />  = nato prima, o che fa fronte ai suoi avversari, dal greco Emblema: Giglio, <br />  Pesce Fernando di Buglione nasce a Lisbona da nobile famiglia portoghese discendente <br />  dal crociato Goffredo di Buglione. A quindici anni è novizio nel monastero di <br />  San Vincenzo a Lisbona, poi si trasferisce nel monastero di Santa Croce di Coimbra, <br />  il maggior centro culturale del Portogallo appartenente all'Ordine dei Canonici <br />  regolari di Sant'Agostino, dove studia scienze e teologia con ottimi maestri, <br />  preparandosi all'ordinazione sacerdotale che riceverà nel 1219, quando ha ventiquattro <br />  anni. Quando sembrava dover percorrere la carriera del teologo e del filosofo, <br />  decide di lasciare l'ordine agostiniano. Fernando, infatti, non sopporta i maneggi <br />  politici tra i canonici agostiniani e re Alfonso II, in cuor suo anela ad una <br />  vita religiosamente più severa. Il suo desiderio si realizza allorché, nel 1220, <br />  giungono a Coimbra i corpi di cinque frati francescani decapitati in Marocco, <br />  dove si erano recati a predicare per ordine di Francesco d'Assisi. Quando i <br />  frati del convento di monte Olivares arrivano per accogliere le spoglie dei <br />  martiri, Fernando confida loro la sua aspirazione di vivere nello spirito del <br />  Vangelo. Ottenuto il permesso dal provinciale francescano di Spagna e dal priore <br />  agostiniano, Fernando entra nel romitorio dei Minori e fa subito professione <br />  religiosa, mutando il nome in Antonio in onore dell'abate, eremita egiziano. <br />  Anelando al martirio, subito chiede ed ottiene di partire missionario in Marocco. <br />  È verso la fine del 1220 che s'imbarca su un veliero diretto in Africa, ma durante <br />  il viaggio è colpito da febbre malarica e costretto a letto. La malattia si <br />  protrae e in primavera i compagni lo convincono a rientrare in patria per curarsi. <br />  Secondo altre versioni, Antonio non si fermò mai in Marocco: ammalatosi appena <br />  partito da Lisbona, la nave fu spinta da una tempesta direttamente a Messina, <br />  in Sicilia. Curato dai francescani della città, in due mesi guarisce. A Pentecoste <br />  è invitato al Capitolo generale di Assisi, arriva con altri francescani a Santa <br />  Maria degli Angeli dove ha modo di ascoltare Francesco, ma non di conoscerlo <br />  personalmente. Il ministro provinciale dell'ordine per l'Italia settentrionale <br />  gli propone di trasferirsi a Montepaolo, presso Forlì, dove serve un sacerdote <br />  che dica la messa per i sei frati residenti nell'eremo composto da una chiesolina, <br />  qualche cella e un orto. Per circa un anno e mezzo vive in contemplazione e <br />  penitenza, svolgendo per desiderio personale le mansioni più umili, finché deve <br />  scendere con i confratelli in città, per assistere nella chiesa di San Mercuriale <br />  all'ordinazione di nuovi sacerdoti dell'ordine e dove predica alla presenza <br />  di una vasta platea composta anche dai notabili. Ad Antonio è assegnato il ruolo <br />  di predicatore e insegnante dallo stesso Francesco, che gli scrive una lettera <br />  raccomandandogli, però, di non perdere lo spirito della santa orazione e della <br />  devozione. Comincia a predicare nella Romagna, prosegue nell'Italia settentrionale, <br />  usa la sua parola per combattere l'eresia (è chiamato anche il martello degli <br />  eretici), catara in Italia e albigese in Francia, dove arriverà nel 1225. Tra <br />  il 1223 e quest'ultima data pone le basi della scuola teologica francescana, <br />  insegnando nel convento bolognese di Santa Maria della Pugliola. Quando è in <br />  Francia, tra il 1225 e il 1227, assume un incarico di governo come custode di <br />  Limoges. Mentre si trova in visita ad Arles, si racconta gli sia apparso Francesco <br />  che aveva appena ricevuto le stigmate. Come custode partecipa nel 1227 al Capitolo <br />  generale di Assisi dove il nuovo ministro dell'Ordine, Francesco nel frattempo <br />  è morto, è Giovanni Parenti, quel provinciale di Spagna che lo accolse anni <br />  prima fra i Minori e che lo nomina provinciale dell'Italia settentrionale. Antonio <br />  apre nuove case, visita i conventi per conoscere personalmente tutti i frati, <br />  controlla le Clarisse e il Terz'ordine, va a Firenze, finché fissa la residenza <br />  a Padova e in due mesi scrive i Sermoni domenicali. A Padova ottiene la riforma <br />  del Codice statutario repubblicano grazie alla quale un debitore insolvente <br />  ma senza colpa, dopo aver ceduto tutti i beni non può essere anche incarcerato. <br />  Non solo, tiene testa ad Ezzelino da Romano, che era soprannominato il Feroce <br />  e che in un solo giorno fece massacrare undicimila padovani che gli erano ostili, <br />  perché liberi i capi guelfi incarcerati. Intanto scrive i Sermoni per le feste <br />  dei Santi, i suoi temi preferiti sono i precetti della fede, della morale e <br />  della virtù, l'amore di Dio e la pietà verso i poveri, la preghiera e l'umiltà, <br />  la mortificazione e si scaglia contro l'orgoglio e la lussuria, l'avarizia e <br />  l'usura di cui è acerrimo nemico. <img src="images/antonio3.JPG" width="452" height="494" border="0" alt="" /> E' mariologo, <br />  convinto assertore dell'assunzione della Vergine, su richiesta di papa Gregorio <br />  IX nel 1228 tiene le prediche della settimana di Quaresima e da questo papa <br />  è definito &quot;arca del Testamento&quot;. Si racconta che le prediche furono <br />  tenute davanti ad una folla cosmopolita e che ognuno lo sentì parlare nella <br />  propria lingua. Per tre anni viaggia senza risparmio, è stanco, soffre d'asma <br />  ed è gonfio per l'idropisia, torna a Padova e memorabili sono le sue prediche <br />  per la quaresima del 1231. Per riposarsi si ritira a Camposampiero, vicino Padova, <br />  dove il conte Tirso, che aveva regalato un eremo ai frati, gli fa allestire <br />  una stanzetta tra i rami di un grande albero di noce. Da qui Antonio predica, <br />  ma scende anche a confessare e la sera torna alla sua cella arborea. Una notte <br />  che si era recato a controllare come stesse Antonio, il conte Tirso è attirato <br />  da una grande luce che esce dal suo rifugio e assiste alla visita che Gesù Bambino <br />  fa al Santo. A mezzogiorno del 13 giugno, era un venerdì, Antonio si sente mancare <br />  e prega i confratelli di portarlo a Padova, dove vuole morire. Caricato su un <br />  carro trainato da buoi, alla periferia della città le sue condizioni si aggravano <br />  al punto che si decide di ricoverarlo nel vicino convento dell'Arcella dove <br />  muore in serata. Si racconta che mentre stava per spirare ebbe la visione del <br />  Signore e che al momento della sua morte, nella città di Padova frotte di bambini <br />  presero a correre e a gridare che il Santo era morto. Nei giorni seguenti la <br />  sua morte, si scatenano &quot;guerre intestine&quot; tra il convento dove era <br />  morto che voleva conservarne le spoglie e quello di Santa Maria Mater Domini, <br />  il suo convento, dove avrebbe voluto morire. Durante la disputa si verificano <br />  persino disordini popolari, infine il padre provinciale decide che la salma <br />  sia portata a MaterDomini. Non appena il corpo giunge a destinazione iniziano <br />  i miracoli, alcuni documentati da testimoni. Anche in vita Antonio aveva operato <br />  miracoli quali esorcismi, profezie, guarigioni, compreso il riattaccare una <br />  gamba, o un piede, recisa, fece ritrovare il cuore di un avaro in uno scrigno, <br />  ad una donna riattaccò i capelli che il marito geloso le aveva strappato, rese <br />  innocui cibi avvelenati, predicò ai pesci, costrinse una mula ad inginocchiarsi <br />  davanti all'Ostia, fu visto in più luoghi contemporaneamente, da qualcuno anche <br />  con Gesù Bambino in braccio. Poiché un marito accusava la moglie di adulterio, <br />  fece parlare il neonato &quot;frutto del peccato&quot; secondo l'uomo per testimoniare <br />  l'innocenza della donna. I suoi miracoli in vita e dopo la morte hanno ispirato <br />  molti artisti fra cui Tiziano e Donatello. Antonio fu canonizzato l'anno seguente <br />  la sua morte dal papa Gregorio IX. La grande Basilica a lui dedicata sorge vicino <br />  al convento di Santa Maria Mater Domini. Trentadue anni dopo la sua morte, durante <br />  la traslazione delle sue spoglie, San Bonaventura da Bagnoregio trovò la lingua <br />  di Antonio incorrotta, ed è conservata nella cappella del Tesoro presso la basilica <br />  della città patavina di cui è patrono. Nel 1946 Pio XII lo ha proclamato Dottore <br />  della Chiesa. <img src="images/antonio4.JPG" width="512" height="455" border="0" alt="" /> Autore: Maurizio Valeriani <br />  ]]></description>
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		<title>San Francesco</title>
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		<description><![CDATA[<img src="images/france1.JPG" width="220" height="282" border="0" alt="" /><br />San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia<br /><br />4 ottobre - Festa<br /><br />Assisi, 1182 - Assisi, la sera del 3 ottobre 1226<br /><br />Da una vita giovanile spensierata e mondana, dopo aver usato misericordia ai lebbrosi (Testamento), si convertì al Vangelo e lo visse con estrema coerenza, in povertà e letizia, seguendo il Cristo umile, povero e casto, secondo lo spirito delle beatitudini. Insieme ai primi fratelli che lo seguirono, attratti dalla forza del suo esempio, predicò per tutte le contrade l'amore del Signore, contribuendo al rinnovamento della Chiesa. Innamorato del Cristo, incentrò nella contemplazione del Presepe e del Calvario la sua esperienza spirituale. Portò nel suo corpo i segni della Passione. Il lui come nei più grandi mistici si reintegrò l'armonia con il cosmo, di cui si fece interprete nel cantico delle creature. Fu ispiratore e padre delle famiglie religiose maschili e femminili che da lui prendono il nome. Pio XII lo proclamò patrono d'Italia il 18 giugno 1939. (Mess. Rom.)<br /><img src="images/france2.JPG" width="350" height="479" border="0" alt="" /><br /><br />Patronato:Italia, Ecologisti, Animali, Uccelli, Commercianti, Lupetti/Coccin. AGESCI<br /><br />Etimologia: Francesco = libero, dall'antico tedesco<br /><br />Emblema: Lupo, Uccelli<br /><img src="images/france3.JPG" width="360" height="625" border="0" alt="" /><br /><br />Nel suo 'Testamento' scritto poco prima di morire, Francesco annotò: “Nessuno mi insegnava quel che io dovevo fare; ma lo stesso Altissimo mi rivelò che dovevo vivere secondo il Santo Vangelo”.<br />Per questo è considerato il più grande santo della fine del Medioevo; egli fu una figura sbocciata completamente dalla grazia e dalla sua interiorità, non spiegabile per niente con l'ambiente spirituale da cui proveniva.<br />Ma proprio a lui toccò in un modo provvidenziale, di dare la risposta agli interrogativi più profondi del suo tempo.<br />Avendo messo in chiara luce con la sua vita i principi universali del Vangelo, con una semplicità e amabilità stupefacenti, senza imporre mai nulla a nessuno, ebbe un influsso straordinario, che dura tuttora, non solo nel mondo cristiano ma anche al di fuori di esso.<br /><br />Origini e gioventù<br />Francesco, l'apostolo della povertà, in effetti era figlio di ricchi, nacque ad Assisi nei primi del 1182 da Pietro di Bernardone, agiato mercante di panni e dalla nobile Giovanna detta “la Pica”, di origine provenzale.<br />In omaggio alla nascita di Gesù, la religiosissima madonna Pica, volle partorire il bambino in una stalla improvvisata al pianterreno della casa paterna, in seguito detta “la stalletta” o “Oratorio di s. Francesco piccolino”, ubicata presso la piazza principale della città umbra.<br />La madre in assenza del marito Pietro, impegnato in un viaggio di affari in Provenza, lo battezzò con il nome di Giovanni, in onore del Battista; ma ritornato il padre, questi volle aggiungergli il nome di Francesco che prevarrà poi sul primo.<br />Questo nome era l'equivalente medioevale di 'francese' e fu posto in omaggio alla Francia, meta dei suoi frequenti viaggi e occasioni di mercato; disse s. Bonaventura suo biografo: “per destinarlo a continuare il suo commercio di panni franceschi”; ma forse anche in omaggio alla moglie francese, ciò spiega la familiarità con questa lingua da parte di Francesco, che l'aveva imparata dalla madre.<br />Crebbe tra gli agi della sua famiglia, che come tutti i ricchi assisiani godeva dei tanti privilegi imperiali, concessi loro dal governatore della città, il duca di Spoleto Corrado di Lützen.<br />Come istruzione aveva appreso le nozioni essenziali presso la scuola parrocchiale di San Giorgio e le sue cognizioni letterarie erano limitate; ad ogni modo conosceva il provenzale ed era abile nel mercanteggiare le stoffe dietro gli insegnamenti del padre, che vedeva in lui un valido collaboratore e l'erede dell'attività di famiglia.<br />Non alto di statura, magrolino, i capelli e la barbetta scura, Francesco era estroso ed elegante, primeggiava fra i giovani, amava le allegre brigate, spendendo con una certa prodigalità il denaro paterno, tanto da essere acclamato “rex iuvenum” (re dei conviti) che lo poneva alla direzione delle feste.<br /><br />Combattente e sua conversione<br />Con la morte dell'imperatore di Germania Enrico IV (1165-1197) e l'elezione a papa del card. Lotario di Segni, che prese il nome di Innocenzo III (1198-1216), gli scenari politici cambiarono; il nuovo papa sostenitore del potere universale della Chiesa, prese sotto la sua sovranità il ducato di Spoleto compresa Assisi, togliendolo al duca Corrado di Lützen.<br />Ciò portò ad una rivolta del popolo contro i nobili della città, asserviti all'imperatore e sfruttatori dei loro concittadini, essi furono cacciati dalla rocca di Assisi e si rifugiarono a Perugia; poi con l'aiuto dei perugini mossero guerra ad Assisi (1202-1203).<br />Francesco, con lo spirito dell'avventura che l'aveva sempre infiammato, si buttò nella lotta fra le due città così vicine e così nemiche.<br />Dopo la disfatta subita dagli assisiani a Ponte San Giovanni, egli fu fatto prigioniero dai perugini a fine 1203 e restò in carcere per un lungo terribile anno; dopo che i suoi familiari ebbero pagato un consistente riscatto, Francesco ritornò in famiglia con la salute ormai compromessa.<br />La madre lo curò amorevolmente durante la lunga malattia; ma una volta guarito egli non era più quello di prima, la sofferenza aveva scavato nel suo animo un'indelebile solco, non sentiva più nessuna attrattiva per la vita spensierata e i suoi antichi amici non potevano più stimolarlo.<br />Come ogni animo nobile del suo tempo, pensò di arruolarsi nella cavalleria del conte Gualtiero di Brenne, che in Puglia combatteva per il papa; ma giunto a Spoleto cadde in preda ad uno strano malessere e la notte ebbe un sogno rivelatore con una voce misteriosa che lo invitava a “servire il padrone invece che il servo” e quindi di ritornare ad Assisi.<br />Colpito dalla rivelazione, tornò alla sua città, accolto con preoccupazione dal padre e con una certa disapprovazione di buona parte dei concittadini.<br />Lasciò definitivamente le allegre brigate per dedicarsi ad una vita d'intensa meditazione e pietà, avvertendo nel suo cuore il desiderio di servire il gran Re, ma non sapendo come; andò anche in pellegrinaggio a San Pietro in Roma con la speranza di trovare chiarezza.<br />Ritornato deluso ad Assisi, continuò nelle opere di carità verso i poveri ed i lebbrosi, ma fu solo nell'autunno 1205 che Dio gli parlò; era assorto in preghiera nella chiesetta campestre di San Damiano e mentre fissava un crocifisso bizantino, udì per tre volte questo invito: “Francesco va' e ripara la mia chiesa, che come vedi, cade tutta in rovina”.<br />Pieno di stupore, Francesco interpretò il comando come riferendosi alla cadente chiesetta di San Damiano, pertanto si mise a ripararla con il lavoro delle sue mani, utilizzando anche il denaro paterno.<br />A questo punto il padre, considerandolo ormai irrecuperabile, anzi pericoloso per sé e per gli altri, lo denunziò al tribunale del vescovo come dilapidatore dei beni di famiglia; notissima è la scena in cui Francesco denudatosi dai vestiti, li restituì al padre mentre il vescovo di Assisi Guido II, lo copriva con il mantello, a significare la sua protezione.<br />Il giovane fu affidato ai benedettini con la speranza che potesse trovare nel monastero la soddisfazione alle sue esigenze spirituali; i rapporti con i monaci furono buoni, ma non era quella la sua strada e ben presto riprese la sua vita di “araldo di Gesù re”, indossò i panni del penitente e prese a girare per le strade di Assisi e dei paesi vicini, pregando, servendo i più poveri, consolando i lebbrosi e ricostruendo oltre San Damiano, le chiesette diroccate di San Pietro alla Spira e della Porziuncola.<br /><br />La vocazione alla povertà e l'inizio della sua missione<br />Nell'aprile del 1208, durante la celebrazione della Messa alla Porziuncola, ascoltando dal celebrante la lettura del Vangelo sulla missione degli Apostoli, Francesco comprese che le parole di Gesù riportate da Matteo (10, 9-10) si riferivano a lui: “Non procuratevi oro, né argento, né moneta di rame nelle vostre cinture, né bisaccia da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché l'operaio ha diritto al suo nutrimento. E in qualunque città o villaggio entriate, fatevi indicare se ci sia qualche persona degna, e lì rimanete fino alla vostra partenza”.<br />Era la risposta alle sue preghiere e domande che da tempo attendeva; comprese allora che le parole del Crocifisso a San Damiano non si riferivano alla ricostruzione del piccolo tempio, ma al rinnovamento della Chiesa nei suoi membri; depose allora i panni del penitente e prese la veste “minoritica”, cingendosi i fianchi con una rude corda e coprendosi il capo con il cappuccio in uso presso i contadini del tempo e camminando a piedi scalzi.<br />Iniziò così la vita e missione apostolica, sposando “madonna Povertà” tanto da essere poi definito “il Poverello di Assisi”, predicando con l'esempio e la parola il Vangelo come i primi apostoli.<br />Francesco apparve in un momento particolarmente difficile per la vita della Chiesa, travagliata da continue crisi provocate dal sorgere di movimenti di riforma ereticali e lotte di natura politica, in cui il papato era allora uno dei massimi protagonisti.<br />In un ambiente corrotto da ecclesiastici indegni e dalle violenze della società feudale, egli non prese alcuna posizione critica, né aspirò al ruolo di riformatore dei costumi morali della Chiesa, ma ad essa si rivolse sempre con animo di figlio devoto e obbediente.<br />Rendendosi interprete di sentimenti diffusi nel suo tempo, prese a predicare la pace, l'uguaglianza fra gli uomini, il distacco dalle ricchezze e la dignità della povertà, l'amore per tutte le creature di Dio e al disopra di ogni cosa, la venuta del regno di Dio.<br /><br />Inizio dell'Ordine dei Frati Minori<br />Ben presto attirati dalla sua predicazione, si affiancarono a Francesco, quelli che sarebbero diventati suoi inseparabili compagni nella nuova vita: Bernardo di Quintavalle un ricco mercante, Pietro Cattani dottore in legge, Egidio contadino e poco dopo anche Leone, Rufino, Elia, Ginepro ed altri fino al numero di dodici, proprio come gli Apostoli, formanti una specie di 'fraternità' di chierici e laici, che vivevano alla luce di un semplice proposito di ispirazione evangelica.<br />Il loro era un vivere alla lettera il Vangelo, senza preoccupazioni teologiche e senza ambizioni riformatrici o contestazioni morali, indicando così una nuova vita a chi voleva vivere in carità e povertà all'interno della Chiesa; per la loro obbedienza alla gerarchia ecclesiastica, il vescovo di Assisi Guido prese a proteggerli, seguendoli con interesse e permettendo loro di predicare.<br />Ai primi del 1209 il gruppo si riuniva in una capanna nella località di Rivotorto, nella pianura sottostante la città di Assisi, presso la Porziuncola, iniziando così la “prima scuola” di formazione, dove durante un intero anno Francesco trasmise ai compagni il suo carisma, alternando alla preghiera, l'assistenza ai lebbrosi, la questua per sostenersi e per riparare le chiese danneggiate.<br />Giacché ormai essi sconfinavano fuori dalla competenza della diocesi, e ciò poteva procurare problemi, il vescovo Guido consigliò Francesco e il suo gruppo di recarsi a Roma dal papa Innocenzo III per farsi approvare la prima breve Proto-Regola del nuovo Ordine dei Frati Minori.<br />Regola che fu approvata oralmente dal papa, dopo un suggestivo incontro con il gruppetto, vestito dalla rozza tunica e scalzo, colpito fra l'altro da “quel giovane piccolo dagli occhi ardenti”; nacque così ufficialmente l'Ordine dei Frati Minori, che riceveva la tonsura entrando a far parte del clero; sembra che in quest'occasione Francesco abbia ricevuto il diaconato.<br /><br />Chiara e le clarisse<br />Tutta Assisi parlava delle 'bizzarie' del giovane Francesco, che viveva in povertà con i compagni laggiù nella pianura e che spesso saliva in città a predicare il Vangelo con il permesso del vescovo, augurando a tutti “pace e bene”; nella primavera del 1209 aveva predicato perfino nella cattedrale di S. Rufino, dove nell'attigua piazza abitava la nobile famiglia degli Affreduccio e sicuramente in quell'occasione, fra i fedeli che ascoltavano, c'era la giovanissima figlia Chiara.<br />Colpita dalle sue parole, prese ad innamorarsi dei suoi ideali di povertà evangelica e cominciò a contattarlo, accompagnata dall'amica Bona di Guelfuccio e inviandogli spesso un poco di denaro.<br />Nella notte seguente la Domenica delle Palme del 1211, abbandonò di nascosto il suo palazzo e correndo al buio attraverso i campi, giunse fino alla Porziuncola dove chiese a Francesco di dargli Dio, quel Dio che lui aveva trovato e col quale conviveva.<br />Francesco, davanti all'altare della Vergine, le tagliò la bionda e lunga capigliatura (ancora oggi conservata) consacrandola al Signore.<br />Poi l'accompagnò al monastero delle benedettine a Bastia, per sottrarla all'ira dei parenti, i quali dopo un colloquio con Chiara che mostrò loro il capo senza capelli, si convinsero a lasciarla andare.<br />Successivamente Chiara e le compagne che l'avevano raggiunta, si spostò dopo alterne vicende, nel piccolo convento annesso alla chiesetta di San Damiano, dove nel 1215 a 22 anni Chiara fu nominata badessa; Francesco dettò alle “Povere donne recluse di S. Damiano” (il nome 'Clarisse' fu preso dopo la morte di s. Chiara) una prima Regola di vita, sostituita più tardi da quella della stessa santa.<br />Chiara con le compagne, sarà l'incarnazione al femminile dell'ideale francescano, a cui si assoceranno tante successive Congregazioni di religiose.<br /><br />L'ideale missionario<br />Francesco non desiderò solo per sé e i suoi frati, l'evangelizzazione del mondo cristiano deviato dagli originari principi evangelici, ma anche raggiungere i non credenti, specie i saraceni, come venivano chiamati allora i musulmani.<br />Se in quell'epoca i rapporti fra il mondo cristiano e quello musulmano erano tipicamente di lotta, Francesco volle capovolgere questa mentalità, vedendo per primo in loro dei fratelli a cui annunciare il Vangelo, non con le armi ma offrendolo con amore e se necessario subire anche il martirio.<br />Mandò per questo i suoi frati prima dai Mori in Spagna, dove vennero condannati a morte e poi graziati dal Sultano e dopo in Marocco, dove il gruppo di frati composti da Berardo, Pietro, Accursio, Adiuto, Ottone, mentre predicavano, furono arrestati, imprigionati, flagellati e infine decapitati il 16 gennaio 1220.<br />Il ritorno in Portogallo dei corpi dei protomartiri, suscitò la vocazione francescana nell'allora canonico regolare di S. Agostino, il dotto portoghese e futuro santo, Antonio da Padova.<br />Francesco non si scoraggiò, nel 1219-1220 volle tentare personalmente l'impresa missionaria diretto in Marocco, ma una tempesta spinse la nave sulla costa dalmata, il secondo tentativo lo fece arrivare in Spagna, occupata dai musulmani, ma si ammalò e dovette tornare indietro, infine un terzo tentativo lo fece approdare in Palestina, dove si presentò al sultano egiziano Al-Malik al Kamil nei pressi del fiume Nilo, che lo ricevette con onore, ascoltandolo con interesse; il sultano non si convertì, ma Francesco poté dimostrare che il dialogo dell'amore poteva essere possibile fra le due grandi religioni monoteiste, dalle comuni origini in Abramo.<br /><br />La seconda Regola<br />Verso la metà del 1220, Francesco dovette ritornare in Italia per rimettere ordine fra i suoi frati, cresciuti ormai in numero considerevole, per cui l'originaria breve Regola era diventata insufficiente con la sua rigidità.<br />Il Poverello non aveva inteso fondare conventi ma solo delle 'fraternità', piccoli gruppi di fratelli che vivessero in mezzo al mondo, mostrando che la felicità non era nel possedere le cose ma nel vivere in perfetta armonia secondo i comandamenti di Dio.<br />Ma la folla di frati ormai sparsi per tutta l'Italia, poneva dei problemi di organizzazione, di formazione, di studio, di adattamento alle necessità dell'apostolato in un mondo sempre in evoluzione; quindi il vivere in povertà non poteva condizionare gli altri aspetti del vivere nel mondo.<br />Nell'affollato “capitolo delle stuoia”, tenutosi ad Assisi nel 1221, Francesco autorizzò il dotto Antonio venuto da Lisbona, d'insegnare ai frati la sacra teologia a Bologna, specie a quelli addetti alla predicazione e alle confessioni.<br />La nuova Regola fu dettata da Francesco a frate Leone, accolta con soddisfazione dal cardinale protettore dell'Ordine, Ugolino de' Conti, futuro papa Gregorio IX e da tutti i frati; venne approvata il 29 novembre 1223 da papa Onorio III.<br />In essa si ribadiva la povertà, il lavoro manuale, la predicazione, la missione tra gl'infedeli e l'equilibrio tra azione e contemplazione; si permetteva ai frati di avere delle Case di formazione per i novizi, si stemperò un poco il concetto di divieto della proprietà.<br /><br />Il presepe vivente di Greccio<br />La notte del 24 dicembre 1223, Francesco si sentì invadere il cuore di tenerezza e di slancio volle rivivere nella selva di Greccio, vicino Rieti, l'umile nascita di Gesù Bambino con figure viventi.<br />Nacque così la bella e suggestiva tradizione del Presepio nel mondo cristiano, che sarà ripresa dall'arte e dalla devozione popolare lungo i secoli successivi, con l'apporto dell'opera di grandi artisti, tale da costituire un filone dell'arte a sé stante, comprendenti orafi, scenografi, pittori, scultori, costumisti, architetti; il cui apice per magnificenza, realismo, suggestività, si ammira nel Presepe settecentesco napoletano.<br /><br />Il suo Calvario personale<br />Ormai minato nel fisico per le malattie, per le fatiche, i continui spostamenti e digiuni, Francesco fu costretto a distaccarsi dal mondo e dal governo dell'Ordine, che aveva creato pur non avendone l'intenzione.<br />Nell'estate del 1224 si ritirò sul Monte della Verna (Alverna) nel Casentino, insieme ad alcuni dei suoi primi compagni, per celebrare con il digiuno e intensa partecipazione alla Passione di Cristo, la “Quaresima di San Michele Arcangelo”.<br />La mattina del 14 settembre, festa della Esaltazione della Santa Croce, mentre pregava su un fianco del monte, vide scendere dal cielo un serafino con sei ali di fiamma e di luce, che gli si avvicinò in volo rimanendo sospeso nell'aria.<br />Fra le ali del serafino, Francesco vide lampeggiare la figura di un uomo con mani e piedi distesi e inchiodati ad una croce; quando la visione scomparve lasciò nel cuore di Francesco un ammirabile ardore e nella carne i segni della crocifissione; per la prima volta nella storia della santità cattolica, si era verificato il miracolo delle stimmate.<br />Disceso dalla Verna, visibilmente dolorante e trasformato, volle ritornare ad Assisi; era anche prostrato da varie malattie, allo stomaco, alla milza e al fegato, con frequenti emottisi, inoltre la vista lo stava lasciando, a causa di un tracoma contratto durante il suo viaggio in Oriente.<br /><br />Il lungo declino fisico, il “Cantico delle creature”, la morte<br />Dopo le ultime prediche all'inizio del 1225, Francesco si rifugiò a San Damiano, nel piccolo convento annesso alla chiesetta da lui restaurata tanti anni prima e dove viveva Chiara e le sue suore.<br />E in questo suggestivo e spirituale luogo di preghiera, egli compose il famoso “Cantico di frate Sole” o “Cantico delle Creature”, sublime poesia, ove si comprende quanto Francesco fosse penetrato nella più intima realtà della natura, contemplando sotto ogni creatura l'adorabile presenza di Dio.<br />Se la fede gli aveva fatto riscoprire la fratellanza universale degli uomini, tutti figli dello stesso Padre, nel 'Cantico' egli coglieva il legame d'amore che lega tutte le creature, animate ed inanimate, tra loro e con l'uomo, in un abbraccio planetario di fratelli e sorelle che hanno un solo scopo, dare gloria a Dio.<br />In questo periodo, ospite per un certo tempo nel palazzo vescovile, dettò anche il suo famoso 'Testamento', l'ultimo messaggio d'amore del Poverello ai suoi figli, affinché rimanessero fedeli a madonna Povertà.<br />Poi per l'interessamento del cardinale Ugolino e di frate Elia, Francesco accettò di sottoporsi alle cure dei medici della corte papale a Rieti; poi ancora a Fabriano, Siena e Cortona, ma nell'estate del 1226 non solo non era migliorato, ma si fece sempre più evidente il sorgere di un'altra grave malattia, l'idropisia.<br />Dopo un'altra sosta a Bagnara sulle montagne vicino a Nocera Umbra, perché potesse avere un po' di refrigerio, i frati visto l'aggravarsi delle sue condizioni, decisero di trasportarlo ad Assisi e su sua richiesta all'amata Porziuncola, dove a tarda sera del 3 ottobre 1226, Francesco morì recitando il salmo 141, adagiato sulla nuda terra, aveva circa 45 anni.<br />Le allodole, amanti della luce e timorose del buio, nonostante che fosse già sera, vennero a roteare sul tetto dell'infermeria, a salutare con gioia il santo, che un giorno (fra Camara e Bevagna), aveva invitato gli uccelli a cantare lodando il Signore; e in altra occasione in un campo verso Montefalco aveva tenuto loro una predica, che gli uccelli immobili ascoltarono, esplodendo poi in cinguetii e voli di gioia.<br />La mattina del 4 ottobre, il suo corpo fu traslato con una solenne processione dalla Porziuncola alla chiesa parrocchiale di S. Giorgio ad Assisi, dove era stato battezzato e dove aveva cominciato nel 1208 la predicazione.<br />Lungo il percorso il corteo si fermò a San Damiano, dove la cassa fu aperta, affinché santa Chiara e le sue “povere donne” potessero baciargli le stimmate.<br />Nella chiesa di San Giorgio rimase tumulato fino al 1230, quando venne portato nella Basilica inferiore, costruita da frate Elia, diventato Ministro Generale dell'Ordine.<br />Intanto il 16 luglio 1228, papa Gregorio IX a meno di due anni dalla morte, proclamò santo il Poverello d'Assisi, alla presenza della madre madonna Pica, del fratello Angelo e altri parenti, del vescovo Guido di Assisi, di numerosi cardinali e vescovi e di una folla di popolo mai vista, fissandone la festa al 4 ottobre.<br /><br />Il culto, Patronati<br />Gli episodi della sua vita e dei suoi primi seguaci, furono raccolti e narrati nei “Fioretti di San Francesco”, opera di anonimo trecentesco, che contribuì nel tempo alla larga diffusione del suo culto, unitamente alla prima e seconda 'Vita', scritte dal suo discepolo Tommaso da Celano (1190-1260), su richiesta di papa Gregorio IX.<br />Alcuni episodi sono entrati nell'iconografia del santo e riprodotti dall'arte, come la predica agli uccelli, il roseto in cui si rotolò per sfuggire alla tentazione, il lupo che ammansì a Gubbio, il ricevimento delle Stimmate, ecc.<br />È patrono dell'Umbria e di molte città, fra le quali San Francisco negli USA che da lui prese il nome; innumerevoli sono le chiese, le parrocchie, i conventi, i luoghi pubblici che portano il suo nome; come pure tanti altri santi e beati, venuti dopo di lui, che ebbero al battesimo o adottarono nella vita religiosa il suo nome.<br />Il grande santo di Assisi, che lo storico e scrittore, don Enrico Pepe definisce “Patrimonio dell'umanità”, fu riconosciuto da papa Pio XII, come il “più italiano dei santi e più santo degli italiani” e il 18 giugno 1939, lo proclamò Patrono principale d'Italia.<br />Il cammino dei suoi 'Frati Minori'<br />La Regola composta da s. Francesco su istanza del cardinale Ugolino de' Conti, futuro papa Gregorio IX e approvata solennemente da Onorio III nel 1223, era formata da 12 capitoli, essa prescriveva una rigida e assoluta povertà, il lavoro per procurasi il cibo e l'elemosina come mezzo sussidiario di sostentamento.<br />Capo dell'Ordine, che si propagò rapidamente al punto che, vivente ancora il fondatore, annoverava già 13 Province, fu un Ministro Generale. Le costituzioni furono redatte da San Bonaventura da Bagnoregio.<br />Mentre ancora l'organizzazione del nuovo Movimento religioso si stava consolidando, scoppiarono i primi contrasti. I membri dell'Ordine si divisero in due fazioni: la prima intendeva adottare forme meno severe di vita comunitaria e prescindere dall'obbligo assoluto della povertà, al fine di rendere meno difficile lo sviluppo dell'Ordine stesso; la seconda al contrario, si proponeva di uniformarsi alla lettera e allo spirito delle norme lasciate dal fondatore.<br />I numerosi tentativi per placare i dissensi non ebbero effetto, anzi questi si acuirono di più quando Gregorio IX con la bolla “Quo elongati” (1230), concesse ai frati, che presero in seguito il nome di 'Conventuali', la possibilità di ricevere beni e di amministrarli per le loro esigenze.<br />Nel campo opposto, correnti definite ereticali, come quelle degli spirituali e dei fraticelli, rappresentarono l'ala estrema del francescanesimo e agitarono un programma di rinnovamento religioso misto ad un'auspicabile rinascita politico-sociale, che sarebbe dovuto sfociare nell'avvento del regno dello Spirito, ma si attirarono scomuniche e persecuzioni dalle autorità ecclesiastiche e feudali.<br />La divisione in due Movimenti, Osservanti e Conventuali, fu sanzionata nel 1517 da papa Leone X; nel 1525 papa Clemente VII approvò il nuovo ramo dei frati Cappuccini, guidato dal frate Minore Osservante Matteo da Bascio della Marca d'Ancona, dediti ad una più austera disciplina, povertà assoluta e vita eremitica; altre famiglie francescane riformate sorsero nei secoli (Alcantarini, Riformati, Amadeiti) in seno o a fianco degli Osservanti, ma tutti obbedivano al Ministro Generale dell'Osservanza.<br />L'Ordine francescano comprende anche il ramo femminile, le Clarisse e il Terz'Ordine dei laici o Terziari francescani, fondati dallo stesso s. Francesco nel 1221, per raccogliere i numerosi seguaci già sposati e di ogni ordine sociale.<br />L'Ordine, ai cui membri dei diversi rami, Leone XIII nel 1897, ingiunse di prendere il nome comune di Frati Minori, è tra i più importanti della Chiesa. Oltre alle pratiche religiose e ascetiche, essi furono e sono dediti alla predicazione, ad un apostolato di tipo sociale in luoghi di cura, e soprattutto all'opera missionaria.<br /><img src="images/france4.JPG" width="512" height="729" border="0" alt="" /><br /><br />Cantico delle Creature<br /><br />Altissimo, onnipotente, bon Signore<br />Tue so' le laude, la gloria et l'honore<br />et onne benedictione.<br />A te solo, Altissimo, se konfanno<br />Et nullo homo ene digno te mentovare.<br />Laudato si', mi' Signore, cum tucte le tue creature,<br />specialmente messer lo frate sole<br />lo quale è iorno et allumini noi per lui,<br />et ellu è bellu e radiante, cum grande splendore:<br />de te, Altissimo, porta significatione.<br />Laudato si', mi' Signore, per sora luna e le stelle:<br />in celu l'ài formate clarite et pretiose et belle.<br />Laudato si', mi' Signore, per frate vento<br />et per aere et nubilo et sereno et onne tempo,<br />per lo quale alle tue creature dai sostentamento.<br />Laudato si', mi' Signore, per sora acqua,<br />la quale è molto utile et humile<br />et pretiosa et casta.<br />Laudato si', mi' Signore, per frate focu<br />per lo quale enallumini la nocte<br />ed ello è bello et iocundo et robustoso et forte.<br />Laudato si', mi' Signore, per sora nostra madre terra,<br />la quale ne sustenta et governa,<br />et produce diversi fructi con coloriti fiori et herba.<br />Laudato si', mi' Signore, per quelli ke perdonano<br />per lo tuo amore,<br />et sostengo' infirmitate et tribolatione.<br />Beati quelli ke le sosterranno in pace<br />ka da te, Altissimo, sirano incoronati.<br />Laudato si', mi' Signore,<br />per sora nostra morte corporale<br />da la quale nullo homo vivente po' skappare.<br />Guai a quelli ke morranno ne le peccata mortali;<br />beati quelli ke trovarà<br />ne le sue sanctissime volutati,<br />ka la morte secunda nol farrà male.<br />Laudate et benedicete mi' Signore,<br />et rengratiate et serviteli<br />cum grande humilitate.<br />(S. Francesco d'Assisi)<br /><br /><br />Autore: Antonio Borrelli ]]></description>
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